Zio, 

Ti adoro, anche se quando proponi un’attività, ho paura… Sei il più temerario della famiglia. Una passeggiata diventa rapidamente un trekking in cui la vita è appesa a un filo. Forse con il tempo, ti sei calmato. Quando si vive un’avventura, si ha diritto a un po’ di follia. Cos’è la vita senza un po’ di follia? Una vita senza salsa piccante ! Impossibile !

Ora che sapete come è fatto mio zio, vi racconto quando ho accettato di andare ad arrampicare con lui.

Ci siamo svegliati presto per andare ad arrampicare su delle pareti di roccia naturale. La sera prima avevo detto a zio che non arrampicavo da 9 anni e che mi ero arrampicata solo su pareti artificiali alte 5 metri. Ho specificato che non avevo mai scalato una via oltre il livello 4A (uno dei livelli più bassi). Come risposta, mi ha chiesto :

« Che numero di scarpe porti ? Domani avrai bisogno delle scarpe da ginnastica. »

« Le scarpe di mia cugina dovrebbero andare bene » dico e me ne porge un paio.   

Alle 7 del mattino siamo già vestiti e pronti a partire. Andiamo a Guadagnolo. Parlo a dirotto. Una volta arrivati e scesi dalla macchina, zio ha tirato fuori l’attrezzatura d’arrampicata. Faccio qualche passo. Mi fermo. Stranita. Mi sembra che una gamba sia più lunga dell’altra… Non l’avevo mai notato. Faccio un paio di passi. No, la mia gamba non può essere cresciuta in una notte. La mia fase di crescita è finita da un bel po’. Mi guardo i piedi. Mi giro e cosa vedo ? Una suola di scarpa in mezzo alla strada. Ma è quella della mia scarpa! No, la mia gamba é normale ! La scarpa vecchia e stanca si è separata della sua suola. La raccolgo.

Dico a zio « sono un po’ sbilenca ». Zio mi guarda. Guarda la suola. Sorride e dice « sarà una storia divertente da raccontare! Soprattutto non dirlo a tua madre, altrimenti mi uccide »!

Scusa, zio! Non ho mantenuto la mia promessa, ma non preoccuparti, ti ha perdonato. Sono tornata a casa intera.

Andiamo! Cerchiamo un percorso adatto alla principiante. Sorpresa, dobbiamo cercare le vie e non sono così facile da trovare. Okay, sì, sono strabica, zio no e a volte due paia di occhi non sono troppi. Le prime sono di un livello troppo alto per me. Andiamo avanti. Superiamo altri habitués. Sorrisi, saluti e via cosi. Ecco! Zio ha trovato una via non troppo complicata. Livello 5A e 34m da scalare. E già! Non mi ha dato retta. Gli chiedo se la difficoltà é basata sulla scala internazionale. Lo guardo. Spero. Invano. Si gira: 

« Salgo per primo »

Sono più tranquilla. Lui sale, prepara il terreno e vede che non è fattibile per me. Passiamo a un altra. L’ho scampata bella. E invece no!, Una volta sceso, con il sorriso sulle labbra, si congratulata con me. « Mi hai assicurato bene ». Gli chiedo « com’è questa via ? » risponde « va bene, ma è un po’ sporca ».

Capisco che non è buona la cosa, ma niente di più. Mii dico che non fa niente, he voglio provare. Mi sa che sono impazzita. La follia è contagiosa ?

Mi metto l’imbracatura, faccio il nodo d’arrampicata. Zio mi chiede « sei sicura di sapere come fare? ». « Facile » rispondo io « immagino che sia un prof antipatico. Faccio un cappio, lo strangolo con la corda e gli ceco l’occhio » (cosi m’insegnava a fare i nodi il prof di scalata)

Non ridete di questa tecnica! È un’ottimo modo per sfogarsi, soprattutto a scuola. Ah, precisione, zio è un Prof. 

Mi guarda stupefatto. Gli spiego. Lui non dice niente. Mi assicura lui. Non mi sento tranquilla.

Penso che l’ha presa bene. Speriamo che non stia fingendo…

Mi arrampico, faccio delle pause, sedere contro una parete e i piedi sull’altra. Sto anche iniziando a capire cosa significa via sporca: terra sulle prese, prese mobili e sassi che cadono. Tutte cose che non ci sono sulle pareti artificiali! Continuo ad arrampicarmi, a volte esito, insicura dei miei appoggi. Quando mi blocco, zio mi consiglia e vado avanti. Arrivata in cima, sono felice, un sorriso a quaranta due denti. Mi sono superata. Sono esausta. Spero che non ci sia ancora da salire. Essere riuscita a salire, anche se solo 34m, è buono, no ? Zio non è d’accordo. Vuole fare altre vie. Quella appena fatta é troppo sporca. Altri scalatori ci chiedono com’è e noi « sporca, molto sporca ». 

Ci dirigiamo verso un altro percorso. Sono io che devo « assicurare » e quindi posso stare tranquilla per un po’.

Ma zio è una vera scimmia. Arriva in cima in men ché non si dica. « Adesso tocca a te! » mi dice. Cerco di negoziare. Niente da fare! Faccio di nuovo il nodo criminale e guardo la parete, rassegnata. Ma un gruppo viene verso di noi e dice « abbiamo lasciato un’altra via, più adatta a un principiante e abbiamo anche lasciato la corda ».

Perfetto! Una tregua! Ci dirigiamo verso la via, che sembra difficile come la precedente, ma sono loro gli esperti.

Inizio io. I primi appoggi sono facili. Salgo veloce. Scavalco un cespuglio. Va tutto bene. Ci sono anche tronchi d’albero che uso come gradini. Ma poi … accidenti. I muscoli delle braccia sono tesi e non c’è una sola buona presa per le mani. Sento che sto per cadere. Lo dico a zio. Ma lui è fiducioso. « No, non ti preoccupare, andrà tutto bene » mi dice. Mi fido di lui e cerco di fare una mossa. Tuttavia, ho l’impressione che le mie braccia pesino tonnellate. Non reggono più. Cado.

Scendo cercando di applicare ciò che ho imparato a scuola ma cado in un cespuglio. Non mi sono fatta niente e rido ! Ci riprovo. Stesso risultato. Non avanzo. Sono bloccata sempre alla stessa altezza. Le mie braccia sono rigide come l’adamantio di Wolverine. Sì, sì, lo giuro, non esagero. Dico a zio « sono stanca ». Fa molto caldo. È ottobre, sono le 10 del mattino, siamo in altitudine e 30 gradi. Zio sorride. Non importa, sarà per un’altra volta. Ho rimesso le mie scarpe da ginnastica sbilenche. Cammino con cautela. Ho l’impressione che la scarpa da ginnastica intera stia chiedendo il divorzio. Anche lei, è stufa. Posso capirla, ma non mi si addice, e… quando arrivo alla macchina, sono stufa anch’io di questa suola indecisa. La stacco con soddisfazione. Ecco fatto. Ho di nuovo due gambe della stessa lunghezza.

Ah, dimenticavo. Siamo passati di nuovo davanti alla prima via. Quella sporca di 34m. Orgogliosissima. Ma che vedo ? Un pannello con una scritta. Chiamo zio. Arriva e leggiamo … « pista in manutenzione ». L’hanno aggiunto dopo il nostro passaggio. 

Arrivederci alla prossima avventura.

Ora sono sfinita.

Une réponse à “Una giornata fantastica parte 1”

  1. Avatar de Io
    Io

    Una storia vera. Personaggi veri. Tutto reso ancora più vero e divertente da chi l’ha scritto. Bello bello. Ancora ancora scrivi ancora. Aspettiamo un’altra puntata. Un’altra storia

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Rédigé par

Les paravers de Millina

Passionnée de livre... Fantasy, Policier et Romance :)