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La mia recensione

Un libro su Roma di uno scrittore che adoro poteva essere solo un buon libro. Sì, mi è piaciuto, ma non quanto gli altri. La storia: la rivoluzione italiana, un circo di rivoluzionari, un orfano, una contessa senza soldi e dei ladri… una bella idea. Messo insieme funzionava benissimo. Ma cos’è che non è andato?

È la prima volta che i suoi personaggi non mi fanno sognare, che non vedo le scene davanti ai miei occhi. Cioè, le vedo, ma solo alcune. Sia chiaro, mi è piaciuto, ma non mi sono sentita coinvolta dai personaggi, dalla storia sì. Roma è descritta in un modo meraviglioso. Ho cominciato il libro quando stavo a Roma, poi sono tornata a Parigi, e mi ci rivedevo dentro, a Roma, davanti a Castel Sant’Angelo, sul ponte, lungo il Tevere o anche a Piazza del Popolo. Quest’ultima ha cambiato significato per me: non sapevo che fosse lì che si impiccava la povera gente.

Pietro e Marta non mi hanno sconvolta. Nemmeno la loro passione. Era piuttosto ordinaria per uno scrittore come Luca Di Fulvio. Sembrava scritta perché doveva pur esserci un po’ d’amore in tutta questa miseria. Pietro mi ha fatto un po’ pensare a Christmas de La gang dei sogni, però al confronto Pietro è più molle, meno carismatico, e per Marta vale la stessa critica.

Anche se la sua storia personale è interessante e ben costruita. Marta, come Pietro, è un’orfana. Non si è mai posta le domande: chi sono i miei genitori? Come mi sono ritrovata al circo? Perché nessuno mi ha cercata? Dove sono nata? Quando?

L’arrivo di una bambina al circo cambia tutto. La sua identità non è chiara, non è nemmeno più sicura del proprio nome. È l’inizio della rivolta. Si chiede chi sia, ma soprattutto se abbia un posto nel circo: non vale niente come cavallerizza, non sa piegarsi in tutti i modi, non sa volteggiare in aria, non sa fare il pagliaccio, non ha le gambe corte né la barba. La sua vita forse non è nel circo, forse è in una lotta in cui crede.

Per Melo e Nella è tutta un’altra cosa. Melo è un padre, un vecchio rivoluzionario, un burbero, di poche parole e pochi sorrisi. Nella è fatta della stessa pasta, ma al femminile. Sono adulti, ma la loro vita sembra sul punto di iniziare. Nella ha perso tutto con la rivoluzione italiana. Il Regno d’Italia le ha preso i soldi e ucciso il marito. Le rimane solo Pietro. Melo non sale più a cavallo, spala merda e gli sta bene così. Ma Marta gli dà filo da torcere. Marta pensa di essere stata rapita, che lui le abbia nascosto la famiglia, il nome, l’identità… È l’inizio di un viaggio per crescere, lui e la figlia, perché non dubitatene: è sua figlia, e si cresce anche a 50 anni.

Aristocratici e morti di fame: ecco cos’era Roma prima della Repubblica Italiana

Perché prima dell’Italia, a Roma c’erano i francesi, c’era il Vaticano e dei ricchi che non vedevano la povera gente. Non vedevano il popolo morire di fame, perché volevano mantenere il loro stile di vita, e per questo era meglio essere ciechi.

Meno male c’erano i Lupi, vecchi partigiani della Repubblica Romana, pronti a discutere e a lottare. Perché a volte le parole non bastano, a volte ci si deve sporcare le mani di sangue e di fango per ottenere quel che è giusto. Ci sono anche degli sgozzatori pronti a ogni evenienza per fare soldi. Chi dice rivoluzione dice anche persone ricche da spennare.

In breve

Sì, è una storia di Roma: bella, sottomessa al Vaticano, povera, ma il cui popolo non resta a guardare senza lottare. Una storia di indipendenza e giustizia, forse un po’ troppo positiva. È stato un bel viaggio, ma i personaggi avevano meno sapore rispetto agli altri libri di Luca Di Fulvio. Più comuni, meno carismatici.

Notazione

Note : 4.5 sur 5.

Citazione

« Melo continuava a insistere che la sua famiglia era il circo. Ma, per quanto ne avesse visto la magia, per quanto avesse intuito che erano stati angeli, serpenti, centauri, draghi, lei sapeva di non essere mai appartenuta alla loro strampalata razza, di non essercisi mai identificata. Invece Livio, con quelle poche, appassionate parole, le aveva svelato la possibilità di avere una famiglia in cui riconoscersi. Nulla poteva competere con il suo sguardo, con la sua determinazione, con il suo coraggio, pronto com’era a immolarsi per una causa.
«Siamo tutti carne italiana!» mormorò piano. Pensò che era un’espressione magnifica. «Siamo tutti carne italiana!» ripeté. «Anche io.»
«Che borbotti?» le chiese la Bella, avvicinandosi. «Stai bene? »

Extrait de 
La ballata della città eterna
Luca Di Fulvio
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Riasunto

Altri libri di Luca Di Fulvio

Presentazione

Articolo in francese

Tempo di lettura

4–5 minutes


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Les paravers de Millina

Passionnée de livre... Fantasy, Policier et Romance :)

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